La festa della mamma
di Peter Kurzeck
E poi, dissi, in periferia un negozio elegante che c’è sempre stato. Un locale davvero raffinato e appartiene alla signora Vogel con il nome della casa, Balsersch. Da Balsersch dunque, perché qui in ogni paese ci sono tanti Vogel. Articoli scolastici, casalinghi, regali e una biblioteca circolante con servizio consulenza. E adesso dovrebbe finalmente venirmi in mente il suo nome di battesimo, perché la gente in paese naturalmente usa il nome di battesimo – la Lina, la Lisa? Fini lenzuola, tovaglie di damasco in pacchetti regalo col cellofan. Posate d’argento in custodie foderate in velluto e pelle di coccordillo rossa e blu, all’interno brillantino. Fazzoletti di batista che nessuno compra mai per sé, ma sempre da regalare. Vanno a finire subito nell’armadio e non vengono mai toccati. Candelabri in acciaio inossidabile, ferro battuto, avorio, argento e oro. Tanti candelabri, quasi come se non ci fosse ancora la luce elettrica. Ma ha anche piccole lampade da comodino e lampadine. Serie di pentole di tutte le dimensioni, pentole con le quali non si brucia mai niente. Forchette da torta, palette da torta, vassoi da torta. Profumo? Ha anche profumo? Fragranze di violetta e di mughetto. Cornici con dentro immagini per un marco e novantacinque. Col pensiero ti scegli ogni volta un’immagine così. Una volta un veliero con quattro alberi a vele spiegate in alto mare e spuma sulle onde. E una volta la brughiera di Luneburgo con ginepro e betulle. Lilla fino all’orizzonte la brughiera e, combinate, rosee nuvolette serotine dai bordi dorati. Forse un gregge di pecore che passa proprio adesso. Non hai più sentito le loro campanelle? E da lontano il rintocco della sera. E per la prossima volta ti restano ancora Ruhpolding nel sole del mattino, il Königsee e Garmisch-Partenkirchen, dove la società corale di Staufenberg farà forse la sua prossima gita annuale, se almeno trentasei partecipanti si iscriveranno in tempo presso la sede dell’associazione e pagheranno sei marchi. Vasi da fiori naturalmente. Rame, ottone, alabastro, porcellana e cristallo. Già solo il fatto che qui in negozio senti per la prima volta la parola alabastro e puoi portarla con te. Non perderla! Fine argenteria. Si sta lì e a volte si trattiene il respiro. Senza volerlo. Dovreste provarci voi stessi, dicevo, non si può enumerare tutto! Tu ci vai solamente in fretta a comperare due quaderni di scuola, per aritmetica e per storia e geografia locale, e ogni volta impari a memoria un pezzetto in più dell’intero negozio. Righelli, temperamatite, pastelli, acquarelli. Con i regali la consulenza è la cosa più importante. Basta dire alla signora Vogel (la Erni, la Erna?) per chi e per quale occasione. L’occasione no, quella la conosce già. Ogni anniversario di matrimonio, ogni fidanzamento e ogni compleanno in paese. Quanto può arrivare a costare il regalo? Quanto si vuole spendere? Un tot, insomma all’incirca, bisogna rispondere piuttosto in modo un po’ contorto. Di più è meglio di no, di più in effetti sarebbe meglio se nell’insieme non costasse. Se costa un po’ di meno e fa comunque bella figura, allora va anche bene. La signora Vogel (Emmi? Elli? Marianne?) non sa soltanto che cosa piacerebbe al festeggiato, ma anche che cosa regalano gli altri. In modo che non si ricevano doppioni. Ma non si deve neanche fare una figura troppo magra se paragonata agli altri. In caso d’emergenza si può sempre prendere una tazza da collezione. Bella e pratica. La signora Vogel conosce i modelli di porcellana di ogni casa. Rose, bulbi, fiorellini blu e bordo dorato. A una tazza da collezione sono abbinati il sottocoppa e anche un piattino da dolce per un piacevole pomeriggio domenicale. Qui non si può sbagliare. Subito come regalo il regalo? Perché lei lo sa fare così bene e non c’è nessun sovrapprezzo, perciò ognuno si fa dare subito il regalo come regalo. Con fiocchetti di seta. Meraviglioso. Poi però a casa bisogna aprirlo ancora. Ancora un paio di volte, in modo che anche il marito (che guadagna i quattrini) lo possa vedere, e la vicina, che la sa sempre più lunga. Naturalmente non solo tazze da colazione. Una salsiera con un piccolo ramaiolo in acciaio inossidabile, tovaglioli con anello, bicchieri da spumante, schiaccianoci, composizioni di fiori secchi con fragranza e senza fragranza. Con una consulenza così buona, qui non si può sbagliare. Se però bisogna ugualmente cambiare la merce – in qualsiasi momento! A volte per esempio arriva qualcuno da un’altra contrada per congratularsi, diciamo da Ebsdorfergrund o addirittura dallo Schwalm, un parente lontano – e arriva con lo stesso regalo. Questo naturalmente la signora Vogel (la Else? La Martha?) non può saperlo prima. Adesso paghi il quaderno di aritmetica e il quaderno di storia e geografia locale. Bene che ci siano ancora i soldi: quaranta pfennig. E vai. Vai con i due quaderni di scuola nuovi. Tutte le pagine vuote. Già il crepuscolo. Vai a casa con la testa piena in una pioggerella obliqua d’alta Assia, rasentando le case, i recinti e i portoni dei cortili come un’ombra, e mentre vai (adesso corri nell’imbrunire!) immagini di essere in groppa a un cavallo. Un focoso morello. Già sera. E i compiti per casa neppure incominciati. I bicchieri da spumante si chiamano calici da champagne. Ogni volta in quel negozio fare tuo anche un altro po’ di savoir-vivre, per dopo. Per un futuro luminoso, nel quale frequenterai re, conti e genii. Immortale. Un poeta. Veloce a casa e verso quel futuro luminoso. Presto tutto il negozio verrà di nuovo ridisposto e decorato a festa per Natale.
Non dimenticare la festa della mamma! La festa della mamma e il regalo! Comincia già subito dopo Pasqua. Anche negli altri negozi, in tutti i negozi cioccolato per la festa della mamma e praline per la festa della mamma. Di solito uno piccolo scaffale extra. Ma dalla signora Vogel l’intero negozio è pieno di festa della mamma. Profumo, fazzoletti, un vaso da fiori. E dovrebbe essere una sorpresa. Anche i vassoi da dolce e da torta sono molto gettonati. Panni per lucidare, piumini per spolverare, sottopentola. Magari fare da sé qualcosa a mano? Un regalo comperato e in più qualcosa di fatto a mano! Pesante quanto una pepita d’oro – il salvadanaio pieno e adesso dev’essere svuotato. E poi hai tutto un pugno pieno di soldi. E questo pugno pieno, per sicurezza, nella tasca dei pantaloni. Ma non perdere niente! Nella settimana che precede la festa della mamma, i bambini si aggirano ogni giorno per ore col loro denaro e un sacco di idee nei pressi del negozio. La prima vera vetrina e per molto tempo l’unica qui da noi in paese. Davanti alla vetrina, i bambini, e persino in negozio. Si accalcano. Proprio come nelle loro teste le idee e i numeri. Come si fa una sorpresa, come funziona? Forse persino già a scuola un tema sulla festa della mamma, senso e scopo. Per iscritto nel quaderno dei temi. Oppure il maestro questa volta ci ha solamente tenuto un discorso di raccomandazione. Una volta all’anno e non dimenticare di esser riconoscenti! In realtà non dovrebbe chiamarsi festa delle mamme? Le praline vanno sempre bene, ma per la festa della mamma ci va insieme anche qualcosa che rimanga. Il salvadanaio pieno zeppo e quando poi si somma tutto, soltanto un marco e quattordici (ricontato quattro volte!). Ma nel 1951 non è neanche poco, dissi nel 1982, in autunno. Un vaso da fiori, un vasetto. Di alabastro, in modo che puoi conservare la parola e la parola conserva il suo senso. Ma il più piccolo, il più piccolo di tutti, due e settanta. Per meno ancora nel negozio di articoli regalo della signora Vogel ci sono solamente sottopentola di rafia e salvagocce. Salvagocce per bricchi da tè e da caffè. Di espanso, con una fascetta di gomma e per la bellezza una farfalla. Variopinta. Di plastica. Farfalle non infranfgibili purtroppo, così ogni paio d’anni questi salvagocce possono essere di nuovo un bel regalo, pratico e a buon prezzo. Grazie alla fascetta di gomma del salvagocce, anche il coperchio del bricco non cadrà più così facilmente. Pratici e belli, dunque, questi salvagocce per bricchi da tè e da caffè per la festa della mamma, ma costano pur sempre settantacinque pfennig. È il caso di andare a Lollar e vedere quanto costano lì? E quali vasetti da fiori hanno a Lollar? A Gießen nel grande magazzino Karl Kerber tutto è sempre al miglior prezzo. E lì poi negli spazi tra le rovine belliche ci sono ancora piccoli chioschi e bancarelle con novità e offerte speciali. Ma a quell’epoca è quasi impossibile arrivare a Gießen se si è bambini. Da soli poi non se ne parla. Ancora qualche giorno di risparmi ferrei, non c’è più molto tempo. A volte si trova del denaro, ma più che altro quando non se ne ha bisogno. I soldi basterebbero anche per qualche quaderno di scuola con la copertina. Persino per un blocco da disegno grande. Ma questi non sono regali per la festa della mamma. Quindi questa volta ti rimane solamente il salvagocce. E il biglietto d’auguri, che dipingi tu stesso (questo lei non deve vederlo!). E un quadretto dipinto da te. Forse ancora qualcosa fatto a mano, dissi, ci si dice. Forse la signora Vogel in quel suo negozio si chiama Luise.
Poi i fiori. Per la festa della mamma devono essere mughetti. Conosci un buon posto per i mughetti nel bosco. A prenderli domenica al mattino molto presto. O già il sabato sera. E poi subito nell’acqua, i mughetti, e nasconderli nel lavatoio. Lì è semibuio e fresco persino in estate. Un lavatoio di una comunità familiare di profughi nel quale il sabato sera viene scaldata anche l’acqua per il bagno di tutta la casa. Sei famiglie di profughi con molti figli profughi e un avvicendamento adatto al caso. E adesso non hanno ancora finito, si stanno ancora facendo il bagno. Quindi prima nella rimessa di legno, i mughetti. E con tua madre devi cautelarti dicendole: non andare adesso nella rimessa! E poi non andare neanche nel lavatoio! In cantina sì, ma non nel lavatoio. Un segreto, ciò che non è tradito! Il prossimo anno vaso da fiori, collana, spilla, profumo, paletta da torta, salsiera e sei calici da champagne, praline e mughetti. Una fortuna che qui da noi nel bosco i mughetti si possano trovare sempre esattamente per il giorno della mamma. E, dissi, quello poi è anche il periodo in cui in paese fioriscono i giardini davanti alle case. Il periodo dei lillà. Tutte le finestre aperte. L’intero paese si immerge allora nei lillà e nel loro profumo. In quell’epoca dico, dissi nel 1982 in autunno a Eschersheim. I giardini davanti alle case che adesso non ci sono più. La prima vetrina in paese. E per molti anni rimane anche l’unica. Molto probabilmente Luise. Della biblioteca circolante col servizio consulenza dovrò raccontarvi un’altra volta, dissi. E sono ancora alle prese con i mughetti nel lavatoio. Otto anni. Arrivato stanco dal bosco con i mughetti. Udito il primo cuculo dell’anno. Nel lavatoio c’è silenzio. Chiara una sera di maggio intorno alla casa. Voci di bambini. Gli uccelli della sera. Presto poi gli usignoli nel giardino di Simon. Nel lavatoio ora di sera una luce verde crepuscolare come in uno stagno profondo. Il rubinetto perde. E io sto lì e devo continuare a cercar di persuadere i mughetti. Che adesso bevano, bevano fino a riempirsi! Poi dormire e al mattino presto svegliarsi allegri! Trentuno mughetti! Ma non vogliono! Vogliono ritornare nel bosco!
*
Peter Kurzeck è nato il 10 giugno 1943 a Tachov, in Boemia. Nel 1946 la famiglia fu costretta a emigrare dalla Cecoslovacchia. Kurzeck si trasferì con la madre e la sorella a Staufenberg, in Assia, dove trascorse la giovinezza. Dopo aver vissuto in vari luoghi dal 1971, dal 1977 vive tra Francoforte sul Meno e Uzès, nel sud della Francia. Il testo qui presentato (© Stroemfeld Verlag 2008) è un estratto dal romanzo inedito Vorabend, quinto capitolo della grande opera autobiografico-poetica di Kurzeck, ed è uscito con testo a fronte sul numero 40 (2009) della rivista «Testo a fronte».
