Louis Fürnberg
Quest’anno cade il centenario della nascita di Louis Fürnberg, uno scrittore di lingua tedesca poco conosciuto. Recentemente la Literaturwerkstatt di Berlino gli ha dedicato una serata di letture. Tempo addietro, l’amico Reimund Frenzel di Weimar mi aveva spedito alcune poesie che aveva antologizzato per l’occasione, chiedendomi di poter dare visibilità a questo autore anche in Italia. Lo faccio volentieri con i mezzi di cui dispongo, traducendo quasi per intero la voce che a Fürnberg dedica Wikipedia tedesca e aggiungendo in calce una poesia e la sua traduzione.
Louis Fürnberg nacque il 24 maggio 1909 a Jihlava, sull’antico confine tra Boemia e Moravia. Figlio di fabbricanti ebrei moravi, trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Karlovy Vary, dove frequentò il ginnasio. A causa di una tubercolosi dovette interrompere l’apprendistato come ceramista d’arte in una fabbrica di porcellana. A diciassette anni entrò nella Gioventù Socialista. Nel 1927 andò a Praga, dove frequentò l’Accademia Commerciale Tedesca. Le sue prime poesie furono pubblicate sulla stampa locale della borghesia tedesca. Nel 1928 divenne membro della sezione tedesca del Partito Comunista Cecoslovacco. Fondò il gruppo agitprop “Echo von links”, per il quale tra il 1932 e il 1936 fu attivo soprattutto come redattore di testi. All’interno di un’iniziativa del gruppo nel 1936 conobbe Lotte Wertheimer, figlia di un imprenditore ebreo austriaco, e la sposò nel 1937. Fino al 1939 lavorò per la stampa comunista di Praga.
Quando nel marzo 1939 i nazisti occuparono Praga, Fürnberg e sua moglie tentarono la fuga in Polonia, ma furono traditi e arrestati. Mentre la moglie fu rilasciata dopo due mesi e poté fuggire a Londra, Fürnberg fu trasferito in varie carceri e torturato. Solo più tardi la famiglia della moglie riuscì, corrompendo la Gestapo, a riscattarlo e ottenere un’espulsione verso l’Italia, dove egli ritrovò la moglie nel capodanno tra il 1939 e il 1940. Proseguirono la fuga in Jugoslavia e nel 1940 a Belgrado nacque loro il primo figlio, Mischa. Nel 1941 raggiunsero la Palestina. La famiglia di Fürnberg, che era rimasta nei Sudeti, fu assassinata dai nazisti. Nel 1946 Fürnberg ritornò a Praga, dove nacque la figlia Alena. Negli anni seguenti lavorò a Praga come giornalista e corrispondente di diverse testate, più tardi al Ministero dell’informazione e poi, tra il 1949 e il 1952, come addetto culturale presso l’ambasciata cecoslovacca a Berlino. La sua salute subì ripercussioni negative in seguito alle condanne a morte inflitte in quel periodo in Cecoslovacchia a membri del direttivo del Partito Comunista vicini a Rudolf Slánský, tra i quali vari amici e conoscenti di Fürnberg.
Nel 1954 Fürnberg si trasferì a Weimar, dove fu vicedirettore del Centro Nazionale per la Conservazione e la Ricerca sulla Letteratura Classica Tedesca. Nel 1955 divenne membro dell’Accademia Tedesca delle Arti, ma nello stesso anno fu colpito da un infarto dal quale non si sarebbe più ripreso. Morì nel 1957 e fu sepolto nel Cimitero Storico di Weimar. Dopo la sua morte, la vedova Lotte Fürnberg diresse a Weimar l’Archivio Louis Fürnberg, oggi conservato presso l’Accademia delle Arti di Berlino.
Fürnberg scrisse soprattutto poesie, racconti e romanzi. A volte si firmava con lo pseudonimo Nuntius. La sua opera più nota fu Die Begegnung in Weimar (L’incontro a Weimar), che narra di un incontro tra Adam Mickiewicz e Johann Wolfgang von Goethe. I suoi drammi, Festspiele e cantate testimoniano il suo credo comunista, al quale rimase fedele fino alla morte. Nella Ddr divenne popolare soprattutto per la poesia [invero inquietante, NdT] Lied der Partei (Canto del partito) del 1950, che musicò lui stesso. Ancora oggi il nome di Louis Fürnberg è spesso associato a questo canto politico, mentre le altre sue opere rimangono poco considerate.
La sua unica opera tradotta in italiano è la novella Mozart e Casanova (tit. orig. Mozart-Novelle, trad. di Mathias Konig Archibugi) edita da Sellerio nel 1993 con un’introduzione di Daniele Archibugi.
Heimkehr
War heut heimgekehrt,
eine Stunde lang,
Abendsonne fiel auf Hof und Haus.
Klopfte an die Tür.
Niemand öffnet mir…
Und die Toten stehen nimmer auf.
Ziegel staubt im Gras,
Mörtel fällt vom Sims.
Ging der Hausherr fort in tiefe Nacht?
Vater, bist du hier?
Keiner öffnet mir…
Kehr doch heim von jahrelanger Fahrt.
Geht das Fenster auf.
Eine fremde Frau
schaut verwundert auf den fremden Mann
in den Hof hinaus.
Bin der Sohn vom Haus,
der lang fort ist und nicht fort sein kann.
Doch die fremde Frau
kann mich nicht verstehn
und sie macht das Fenster wieder zu.
Und die Sonne fällt
langsam aus der Welt
in die andre Welt, vor der mich friert.
Mutter, bist du da?
Bruder, bist du da?
Drück am Knopf; die Glocke läutet nicht.
Kann nicht länger stehn.
Muß doch weitergehn,
in den kühlen Abendwind hinein.
Überm morschen Dach
steht der Abendstern
und im Springbrunn’ spiegelt sich der Mond.
Worauf wartest du?
Mach das Tor schnell zu –
dunkles Tor, das ich nicht auftun konnt…
Ritorno a casa
Oggi son tornato
a casa, per un’ora,
il sole della sera sul cortile e sulla casa.
Ho bussato alla porta.
Nessuno mi apre…
E i morti non si alzano, giammai.
Il mattone s’impolvera nell’erba,
dal cornicione cade la calcina.
Il padrone di casa se n’è andato a notte fonda?
Padre, ci sei?
Nessuno mi apre…
Eppure torno a casa da un viaggio di anni.
Si apre la finestra.
Una donna sconosciuta
guarda stupita l’uomo sconosciuto
giù nel cortile.
Sono il figlio di qui,
fui via per molto tempo e via non posso stare.
Ma la donna sconosciuta
non mi può capire
e richiude la finestra.
E il sole cade lento
fuori dal mondo
nell’altro mondo, che mi fa gelare.
Madre, ci sei?
Fratello, ci sei?
Premo il bottone; il campanello non suona.
Non posso fermarmi a lungo.
Devo pur proseguire,
dentro il vento fresco della sera.
Sopra il tetto marcio
sta la stella vespertina
e nella fontana a zampillo si specchia la luna.
Che cosa aspetti?
Chiudi il portone, presto –
portone scuro, che non ho potuto aprire…
